scappa get out Ebbene sì, sono andata a vedere Get Out: Scappa, un film che per come viene presentato in Italia non si capisce bene quanto sia ”da maschi”, da ragazzini, o da amanti dell’horror, e io non solo non rientro in nessuna delle categorie, ma come una bambina non dormo dopo i film paurosi. In questo caso, però, ho dormito benissimo.

Scappa: Get Out inizia con il rapimento di un uomo di colore, di cui poi non sappiamo più niente per un bel po’ , per poi trasportarci nella bellissima casa di Chris (Daniel Kaluuya) che sta per partire con la fidanzata Rose (Allison Armitage) per un week-end dai suoceri alla Indovina chi viene a cena. Lei infatti è talmente perfetta e innamorata che non ha ritenuto necessario avvertire i genitori del fatto che il fidanzato è di colore, e questo dettaglio preoccupa lui molto più di quanto il primo soggiorno dai suoceri preoccuperebbe chiunque. E soprattutto non sa che sta per avere dei grattacapi molto più seri di quello che crede, anche se inizia ad avere qualche dubbio quando scopre che la suocera è un’ipnotizzatrice professionista. Senza spoilerare cosa succede all’arrivo nella magione della bella famigliola, posso solo dire che la morale è facilmente estrapolabile: mai fidarsi della fidanzatina perfetta. Della suocera non fidarsi a prescindere, specialmente se ha in mano un cucchiaino.

L’idea di Scappa: Get Out è nata nella mente dell’autore e regista Jordan Peele all’inizio della presidenza Obama, quando per il ruolo di protagonista aveva pensato a Eddie Murphy, che poi è stato ritenuto un po’ troppo maturo per la parte. Con i cambiamenti sulla scena politica americana e il riaccendersi del tema del razzismo, l’idea si è concretizzata nel giro di pochissimi mesi e con un budget bassissimo, tanto che la troupe non si è potuta nemmeno permettere di girare a Los Angeles ma per motivi fiscali si è dovuta trasferire in Alabama.

 

Scappa Get Out Movie

 

Scappa: Get Out non è un film per il pubblico italiano. Lo si capisce già dal fatto che il traduttore ha pensato bene di offrire un titolo bilingue, così, giusto per assecondare la proverbiale pigrizia degli italiani con le lingue straniere.  Il contesto culturale è completamente americano e lo spettatore italiano fatica a percepire quelle sfumature e quel modo di raccontare senza prendersi troppi rischi, che negli States sono valse un discreto successo a questa pellicola low cost. Continuerò ad essere puntigliosa, giusto per il gusto di rassettare un po’ un ambiente che tende più al maschile: Scappa: Get Out non è propriamente un horror, anzi di spaventoso non ha niente e a noi italiani che non abbiamo impresso nell’ immaginario collettivo il contrasto  bianco/nero, rischia di apparire più sotto la veste di una commedia dai risvolti splatter, mentre invece si tratta di una metafora tutta a stelle e strisce di un tema fortemente tornato alla ribalta di là dall’oceano.

 

recensione di scappa get out

 

Eppure c’è qualcosa di deliziosamente perfetto nello svolgersi della vicenda in cui i tempi da horror classico sono rispettati e in cui tutto torna in maniera quasi puntigliosa, senza sbavature né errori colossali da horror low cost. L’assurdità della trama è tenuta insieme da un’impalcatura così solida e lineare  da coinvolgere fino all’ultimo, per un finale che nell’idea originaria doveva essere molto più polemico di quello che poi è stato scelto. Peele voleva infatti farci presagire che i buoni, se neri, non possono permettersi neanche il ruolo dei buoni, ma poi ha optato per l’happy ending (almeno per tutti quelli che nel frattempo non sono stati fatti a brandelli).