Gold-La grande truffa LocandinaVado a vedere Gold-La grande truffa un po’ controvoglia, tutte le premesse, compresa la locandina, mi riportano a The Wolf of Wall Street, e mi aspetto festini, donnine e droga party,  ma al contrario, mi ritrovo a guardare una storia in cui il nostro eroe è felicemente sposato e felicemente alcolizzato.

Un Matthew McConaughy sovrappeso è Kenny Wells, capo di una società mineraria dal passato luccicante, ma colpito duro dalla grande crisi economica degli anni ’80. Il suo sogno è il sogno dei vecchi pionieri americani: trovare l’oro e diventare ricco. Niente di più difficile, direi, specialmente all’alba del terzo millennio.

In questa sua sfrenata ricerca del glorificato metallo prezioso, Kenny investe la propria vita, i suoi averi, mette a rischio gli affetti e pure la pazienza dello spettatore, a cui, sotto sotto, inizia a venir voglia di gufare e sperare che non trovi neanche una pepita.

Quando sembra che il gufaggio funzioni, ecco che trova il filone. Un dispiacere dopo un altro, mi viene da pensare. E invece no, è proprio qui che il film prende il ritmo giusto. Dopo il confronto con le banche e le società per azioni, i ruoli si ribaltano e inizio gradualmente a tifare per Wells e per il suo taciturno compare Micheal Acosta (Edgar Ramirez), geologo di fama internazionale che si è fatto affascinare dal sogno di McConaughy.

Gold-La grande truffa

Quello che sembrava una dichiarazione d’amore per il sogno americano diventa, al contrario, una sottile critica al sistema dove anche la borsa è descritta come una grande agenzia di scommesse, e da cui la SNAI avrebbe molto da imparare.

Matthew McConaughy, ormai uomo mongolfiera, (si gonfia e si sgonfia a secondo dei ruoli con una facilità invidiata dal club del mantice) offre un’interpretazione esemplare per il suo personaggio, mentre Ramirez tiene quella specie di broncio tutto il tempo come se si sentisse in colpa di essere stato scelto. Il divario recitativo dei due, che inizialmente mette un po’ a disagio, ha però una sua logica e, anche se un po’ troppo stereotipato, funziona bene.

Gold-La grande truffa

Insomma, un film che è guardabile e, a suo modo, ha un’etica: l’etica del denaro. E se vogliamo capire l’avidità umana non resta che ascoltare le parole di Kenny Wells di fronte all’FBI. Una descrizione così illuminate e disarmante che viene quasi voglia di dargli ragione.

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